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Pizzighettone (Cremona) – L’osso misterioso

 

di Stefano Panizza

Forse molti non lo sanno, ma parecchi secoli fa la parte meridionale della provincia di Bergamo e quella  nord di Cremona ospitavano una vasta zona acquitrinosa, il così detto lago Gerundo. Probabilmente si era formato e successivamente preservato grazie alle frequenti esondazioni dei fiumi Adda, Oglio, Serio, Lambro e Silero.

Di quanto, si parla fin dall’epoca romana. Ma, la cosa interessante, è che si raccontava di misteriose creature che solcavano le sue profondità ed occasionalmente si facevano vedere. E la gente assicurava che esistevano davvero grandi serpenti, e che quando si arrabbiavano diventano pure “cattivi”. Non per nulla, gli abitanti di Calvenzano, in provincia di Bergamo, avevano eretto delle mura alte tre metri e lunghe ben quindici chilometri per proteggersi dalle incursioni di questi mostri famelici.

Ma, alla fine, sono davvero esistite queste creature in stile preistorico?

In effetti, alcune chiese poste sui confini del lago scomparso, mostrano ancora oggi dei curiosi e giganteschi reperti ossei. In questi casi, però, la prima domanda da porsi è: al di là di cosa rappresentino, provengono davvero da dove un tempo si estendeva il bacino lacustre? Perché non si può escludere che, più semplicemente, possano essere dei doni di qualche pellegrino di passaggio.

Comunque sia, uno di questi ossi si trova a Pizzighettone (Cremona), presso la sacrestia della chiesa di San Bassiano. E, stavolta, non ci sono dubbi sulla sua provenienza, perché fu ritrovato poco lontanodal paese il 1 gennaio del 1300, dopo la piena del dicembre del 1299.

 

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Zona “prolifica” questa, verrebbe da dire. Nel 1995, infatti, venne rinvenuta la grande vertebra di un animale preistorico nei fondali del fiume Adda. A scoprire il reperto fu tale Walter Valcaregni, un muratore di 47 anni che in passato si era già distinto per ritrovamenti di questo genere.

Ma torniamo al “nostro” osso di San Bassiano.

La chiesa è piuttosto buia ma presenta pitture color pastello che catturano l’attenzione del fedele con la loro genuina semplicità e grazia.

Però, quanto interessa gli indagatori del “mistero” si trova a sinistra dell’altare, cioè nella sacrestia. Ce lo conferma a me e Thea, fidanzata e pure lei studiosa di eventi insoliti, una signora che sta rassettando alcune cose lungo la navata. “Sì, è di là, masperiamo che sia aperta”, abbozza quasi con rammarico. Ci fa strada con passo veloce. “Ah… meno male…”. Così, entriamo in una piccola stanza, in cui a dominare sono i candidi abiti da sacerdote.

Guardate alle vostre spalle, sopra alla porta”, esclama soddisfatta. Ed è proprio lì, il “nostro” osso, appeso ad un piccolo gancio.

 

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 davvero lungo, fra il metro e mezzo ed i due metri. Mostra un colore lattiginoso ed una forma arcuata che prende un angolo deciso in una delle sue estremità.

Ma sarò davvero l’osso di un mostro che spargeva terrore nel lago Gerundo?

Probabilmente no, anche se non credo che siano state eseguite puntuali analisi di questo curioso reperto. Diciamo che ha tutta l’aria di essere la costola di una balena fossile. In fondo, un tempo da quelle parti si estendeva il mare e, scheletri di questi grandi animali, sono stati spesso rinvenuti sulle Prealpi ed in Appennino.

Insomma, pare che stavolta il mistero non ci sia…

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