Sarzanello-tunnel.jpglibricandela.jpgGargoyle-4d43b261e3c01_hires(1).jpgimages (4).jpgfantasma.jpgTHe Forest.jpgepasblack.jpgrennes(1).jpgimages (3).jpgSpectrum.jpgPianeti.jpgquantum.jpgLogo Oro.jpgLogo-murales.jpgAvril.jpgimages.jpgEpas Malte Meeting.jpgGlastonbury_Tor_First_Light1(1).jpgimages (9).jpgimages (13).jpgtemplari_iscrizione(1).jpgegittoFeaturedB-890x395_c.jpgb47wr4(2).jpgWhaley-house-1024x583.jpgimages (11).jpgbridge1.jpgworld-map-wallpapers-11-3-s-307x512.jpgSiria_Krak_dei_Cavalieri__642_362_100_imgk_cropped(1).jpgcibola.jpgurbex.jpgAvalon.jpgForesta2.jpgLogo.jpgConferenza Trezzo suul'adda.jpgbridge2.jpgHeanfield Network.jpgPoveglia gruppo.jpg

 

LA DELIZIA DEGLI ESTENSI

 

 

 

La denominazione della residenza va presumibilmente collegata con la presenza del canale, o fosso “Verzenese” che lambiva in più parti la tenuta agricola. Ad oggi, non vi sono notizie certe sulla cronologia esatta della fondazione della struttura, dato che le prime testimonianze documentarie si riferiscono all’ultimo trentennio del Quattrocento, quando l’intero possedimento risultava concesso in amministrazione dalla Camera Ducale a Sigismondo Cantelmo di Sora, uno dei nobili più stimati della corte estense: sappiamo, infatti, che tra il 1485 e il 1493 l’architetto Biagio Rossetti vi compariva impegnato in mansioni di sovrintendenza, mentre il pittore Giovanni Bianchini ricevette compensi per dipingere camini con imprese araldiche e un fregio attorno tutto il perimetro esterno della dimora. Dopo la morte di Francesco Cantelmo la villa passò in usufrutto all’allora principe Ercole d’Este (1533), ma è proprio in un atto di donazione rogato il 26 ottobre 1534 che si fa il primo esplicito riferimento ad un “palazzo cum quelle due possessione” concesso da Alfonso I d’Este alla presunta moglie Laura Dianti, da trasmettersi poi ai figli Alfonso e Alfonsino. È probabile, quindi, che ulteriori lavori di miglioria strutturale della casa signorile siano stati compiuti tra gli anni ’20 e ’30 del ’500, mentre è storicamente documentato che fu proprio la Dianti a promuovere rinnovamenti capaci di trasformare l’immobile nell’originale edificio a pianta rettangolare leggermente allungata con quattro torrette ai vertici, svettanti e merlate, ancora oggi visibile, seppur profondamente rimaneggiato durante il XVIII secolo. Il basamento a scarpa, le bugne sui cantonali e il portale rustico costituiscono gli elementi di un impaginato architettonico riconducibile, secondo alcuni studiosi, ad un ipotetico intervento operativo di Girolamo da Carpi: l’attribuzione è del tutto congetturale e non si basa su alcun fondamento documentario. Anzi, proprio una recente indagine archivistica ha svelato nuove informazioni sull’attività di diverse maestranze occupate a più riprese nel cantiere del Verginese. Ad esempio al capomastro Girolamo Tristani (o Tristano, famiglia di grandi esperti nell’arte muraria) spettano lavori non meglio specificati all’interno del palazzo e la costruzione del fienile (1544-1545), mentre Giulio e Bianchino di Bianchi e Rinaldo Costabili risultano occupati tra il 1550 e 1581 nella decorazione di soffitti lignei, pareti e suppellettili; all’estate del 1569, invece, si dovrebbe far risalire la costruzione di una “gisiolla”, ossia una chiesetta, probabilmente sopra una struttura preesistente. Allo stesso modo non mancano informazioni sull’area circostante la palazzina, che – non dobbiamo dimenticare – era il centro funzionale della castalderia che consentiva di coordinare le attività agricole, casearie e zootecniche dei limitrofi possedimenti capaci di produrre significative rendite. Appaiono particolarmente dettagliati gli importi destinati alla cura del “brolo”, termine con cui si indicava un giardino o orto costituito da un impianto d’alberi da frutto disposti secondo particolari configurazioni geometriche su un manto inerbito, anch’esso di forma quadrata o rettangolare: ad esempio, un mandato di spesa del giugno 1569 testimonia la presenza di siepi di bosso, di mora e lavanda periodicamente potate, di decine d’alberi di pero, albicocco, pesco e melo, di arbusti di vite e ben 450 pioppi. L’importanza del contesto naturalistico nelle fonti documentarie ha sollecitato il progetto di sistemazione paesaggistica dell’attuale giardino posto tra la palazzina e la Torre Colombaia (già presente nel 1533), avviato nel 2003 e terminato nel 2006 secondo modalità di carattere museale tese a valorizzare le pratiche orticolo-ornamentali tipiche degli antichi giardini rinascimentali ferraresi. Nel 1590 l’allora principe Cesare d’Este, nipote della Dianti e futuro duca di Modena, cedette la tenuta con “tre possessioni e tutte le terre e fabriche” alla famiglia Picchiati. Ben poche sono le informazioni sulla destinazione d’uso e su possibili alterazioni spaziali compiute durante il XVII secolo. Nel maggio 1771 i fratelli Antonio e Davide Bargellesi subentrarono ai Picchiati nell’amministrazione del Verginese, commissionando le ultime salienti modifiche che contrassegnano ancora oggi il complesso edilizio, come il portico che collega la stessa residenza alla piccola chiesa e le decorazioni in stucco all’interno della palazzina: telamoni, rosoni, cornici, volute, conchiglie, racemi, fiori e foglie d’acanto formano un apparato squisitamente decorativo realizzato forse da due diversi plasticatori, entrambi animati da un gusto barocchetto alquanto carico e quasi rococò. Altre decorazioni di ignoto pittore presenti al piano nobile e nella chiesetta risalgono al primo Novecento e vanno riferite alla famiglia Bargellesi (proprietaria fino al 1905) o ai marchesi Di Bagno (proprietari fino al 1932). Soggetti prevalentemente mariani ed un finto rosone caratterizzano l’interno della chiesa, secondo un gusto quadraturistico puramente devozionale riscontrabile negli oratori e nelle cappelle di paese, mentre maggiori considerazioni meritano le decorazioni floreali del piano nobile, ispirate agli stilemi del Modernismo liberty. Nel 1932 il fabbricato venne messo all’asta e comprato dalla Cassa di Risparmio di Ferrara, che la vendette due anni dopo alla famiglia Fontana, proprietaria fino al 1972, anno di donazione del complesso edilizio all’Amministrazione Provinciale di Ferrara.   

 

Fonte : sito del Comune di Portomaggiore (FE)

 

 

 

Joomla templates by a4joomla


San Antonio SEO